Visita a Malavila


Progetto Doposcuola nell’area rurale di Malavila, in Kerala, India
finanziato dalla Scuola Longhena di Bologna

Volentieri pubblichiamo la cronaca della visita al Doposcuola di Malavila e alla sede di Namastè di genitori e alunni della scuola

6 gennaio 2011


Visita alla sede Namastè di Vellanad (India) – 5 e 6 gennaio 2011

In occasione di un viaggio nell’India del Sud durante le vacanze di Natale, con la mia famiglia “allargata” (mio figlio, il nonno, mia sorella, suo marito, loro figlio) decidiamo di approfittare dell’occasione per andare a vedere una scuola che è gemellata con la scuola Longhena, che era la scuola elementare di mio figlio Bruno e dove adesso va mio nipote Luca.

Prima di partire prendiamo contatto con Fabio Campo, che era il maestro di mio figlio e che ha avuto parte attiva nel gemellaggio tra le due scuole, e con la ONLUS Namastè che si occupa di progetti per il sostegno a distanza ed ha una sede a Vellanad, i quali ci danno indicazioni per raggiungere il posto e ci informano che saremo ospitati nella sede di Namastè e che ci organizzeranno la visita alla scuola di Malavila.

Confesso che l’idea di andare in un centro di accoglienza indiano non mi affascinava particolarmente… Ero consapevole che sarebbe stata una esperienza interessante, sia per noi adulti che soprattutto per i bambini, ma pensavo anche che sarebbe stato impegnativo e faticoso, sia emotivamente che praticamente (disagi, sporcizia, disorganizzazione), ed ero intenzionata a far durare l’esperienza il meno possibile.

Così, quando siamo arrivati, nel pomeriggio della vigilia della Befana, e ci è stato detto che la visita alla scuola di Malavila era programmata per il pomeriggio successivo, ho accolto la notizia con scarso entusiasmo, immaginando la prospettiva di passare le successive 24 ore nel disagio più completo e senza aver nulla da fare.

Quanto mi sbagliavo!

L’accoglienza da parte del personale del centro è stata estremamente cordiale, c’era un sacco di gente, tutti gentilissimi e attenti a che non avessimo bisogno di nulla, qualcuno ha preso i nostri bagagli e li ha portati nelle nostre camere, ci hanno fatto accomodare, ci hanno spiegato come si erano organizzati per la nostra permanenza e per la visita alla scuola, ci hanno spiegato come funziona il centro e di cosa si occupano.

John in particolare è stato sempre con noi, ci ha aiutato a sistemarci nelle camere (ogni nucleo famigliare aveva la sua camera, pulitissima e accogliente, molto meglio di alcuni alberghi dove eravamo stati!), ci ha fatto da cicerone per vedere di cosa si occupa Namastè, alternandosi con gli altri per farci compagnia e ad aiutarci per ogni necessità (ci hanno persino chiesto cosa avremmo desiderato mangiare per cena!), e facendoci sentire completamente a nostro agio.

Il giorno stesso del nostro arrivo, John ci ha accompagnato a visitare le “case delle donne”: Namastè ha alcune case dove alloggia donne senza marito e bambini senza genitori, persone che non saprebbero dove andare e come campare, e che lì si danno una mano l’un l’altro e vivono tutti assieme come una grande famiglia, col sostegno di Namastè (ad es. Namastè fornisce anche il pullmino per portare i bambini a scuola, e gli insegnanti per aiutare i bambini a studiare, oltre naturalmente il sostentamento, gli abiti, il cibo ecc). In ogni casa dove siamo andati siamo stati accolti in maniera festosa da tutti, i bambini hanno interrotto i loro studi per venire a salutarci, stringere la mano, chiederci notizie (come ti chiami, da dove vieni…), e le donne, con l’aiuto di John, rispondevano alle nostre curiosità.

Il giorno successivo John ci ha portato a vedere la loro fabbrica di quaderni: una casa dove alcune donne assemblano la carta (che comprano all’ingrosso), cuciono i fogli tra loro con un ago molto grosso, ricoprono il mucchio di fogli con una copertina che si fanno stampare, e infine tagliano i quaderni e li rifilano. Dopodichè i quaderni vengono venduti, per aiutarsi nelle spese, e vengono naturalmente utilizzati anche dai bambini delle case famiglia.

Abbiamo inoltre potuto vedere da vicino gli alberi del caucciù e la raccolta della gomma, di cui c’è una piantagione di fronte alla sede di Namastè: ogni albero ha un taglio diagonale nella corteccia, per far uscire il caucciù, e in fondo al taglio viene piantato nella corteccia un beccuccio per far confluire la gomma (che è liquida) in una ciotolina appesa subito sotto al taglio. Periodicamente, una donna passa con un secchio a raccogliere tutto il liquido che si è raggruppato nelle ciotole.

Mentre noi curiosavamo in giro, il centro di Namastè si animava, il personale organizzava le attività da portare avanti, i bambini più piccoli studiavano nelle case famiglia, mentre i più grandi erano partiti col pullmino, in una atmosfera di grande ordine e fervente attività.

Noi, accompagnati da Sara, siamo andati al villaggio vicino per comprare qualche dolcetto da mettere nelle borsine della scuola Longhena che avevamo comprato per portarle come ricordo ai bambini del doposcuola di Malavila. Il tragitto è stato faticoso, il sole era bollente (Sara infatti aveva con sé un ombrello per ripararsi!), ma ripagato dalla compagnia di Sara e dalla bellezza dei luoghi. Al ritorno, però, abbiamo preso due moto-risciò (con la scusa del caldo e dei pesi da portare, ma più che altro perchè ci diverte molto girare con quei piccoli mezzi!).

Io ho anche approfittato della disponibilità delle persone di Namastè per chiedere alle donne di insegnarmi a indossare un “sari” che avevo comprato nei giorni precedenti ma che non ero in grado di indossare (il sari è una striscia di stoffa lunga 6 metri che si gira più volte attorno al corpo, facendo delle pieghe in punti apparentemente inspiegabili, e che termina con una lunga sciarpa che si appoggia su una spalla). L’operazione di “vestizione” è stata estremamente esilarante: le ragazze erano stupite della mia richiesta (per loro, immagino che indossare un sari sia parte del loro dna, ed è buffo che qualcuno non sappia come vestirsi!) ed erano imbarazzate e curiose almeno quanto me, se non di più perchè dovevano toccarmi, cosa per loro piuttosto “indiscreta”. Si sono stupite perchè volevo metterlo sopra ai pantaloni, e perchè non avevo indossato la mia “blusa” (la “blusa” è parte integrante del sari; per me un sari può benissimo stare anche sopra una maglietta, ma per loro, come mi ha detto anche il venditore, è assurdo e impensabile metterlo senza una “blusa”), ma passato il primo momento di imbarazzo si sono messe in 5 attorno a me e mi hanno vestito nell’ilarità generale, mentre mia sorella mi riprendeva con la telecamera per potermi poi ricordare i vari passaggi.

La mattinata si è conclusa con un pasto “luculliano”, preparato apposta per noi (loro non mangiano carne, né piatti così elaborati come i nostri): pollo arrosto, pesce arrosto, riso fritto con verdura e uova, delle frittatine tipo crescentine, chapati (una specie di pane che ricorda vagamente la piadina), verdura bollita, ananas e banane.

E finalmente è giunto il momento di partire, assieme a Tadeus, per la visita a Malavila.

Conserverò sempre un ricordo affettuoso di tutte le persone che ci hanno accolto con tanta generosità e gentilezza, e che hanno fatto di queste due giornate un’esperienza unica e preziosa, e di me, forse, chissà, una persona migliore.

Sara Turra

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