Aggiungi un posto in classe!


“Aggiungi un posto in classe”: studenti italiani che sostengono a distanza studenti indiani

uno dei bimbi (prima superiore) che ora è sostenuto dal progetto!

Aggiungi un posto in classe: un progetto di educazione alla pace e alla solidarietà pensato da Claudia e da sua madre Daniela, insegnante imolese, per creare un ponte tra intere classi superiori e ragazzi coetanei indiani. Il progetto viene presentato ai docenti a inizio anno scolastico iniziato per la relativa adesione.
In due istituti superiori imolesi (F. Alberghetti e Paolini-Cassiano da Imola), le classi degli insegnanti che aderiscono al progetto, partecipano ad un coinvolgente gioco di ruolo sulla realtà dove opera Namaste e viene presentata la proposta di sostenere a distanza un compagno indiano di pari livello scolastico attraverso piccoli contributi personali. Segue la corrispondenza in lingua inglese tra le classi italiane e i compagni indiani e vengono organizzati contatti tra i ragazzi attraverso skype.

Gli obiettivi del progetto sono i seguenti:
pronta per entrare in classe!1. sostegno a distanza per ben 31 ragazzi indiani grazie ai tanti studenti che danno ciascuno il loro piccolo contributo; è stato realizzato anche qualche intervento più importante per alcuni ragazzi particolarmente bisognosi (come un apparecchio ortodontico, un pozzo, due latrine);
2. sostegno a distanza da parte di adulti: sia le famiglie degli studenti che gli insegnanti hanno potuto così conoscere l’Associazione portando a una decina di nuove adozioni, soprattutto da parte di insegnanti;
3. la finalità educativa: gli studenti vengono a contatto con realtà sociali e culturali molto diverse dalla loro, e hanno così l’opportunità di riflettere sulle disuguaglianze nel mondo e sul valore del diritto allo studio non così scontato come lo è nel nostro Paese, né adeguatamente sostenuto da istituzioni e pubblica opinione.

Un po’ di storia: l’idea di questo progetto è nata dalla professoressa Daniela Perugini, la cui figlia Claudia ha  lavorato per un certo periodo in India per la Onlus Namaste, una piccola organizzazione bolognese che si occupa prevalentemente e prioritariamente di sostegno a distanza nel Sud dell’ India (Kerala e Tamil Nadu), in aree dove, accanto alla miseria più profonda, si incontra un grandissimo calore umano e tanta solidarietà. Lo scopo principale è quello di aiutare nel loro paese ragazzi bisognosi a raggiungere un buon livello di istruzione e quindi riuscire a trovare un buon lavoro.

Le finalità del progetto sono quelle di

  • educare gli studenti alla solidarietà e alla condivisione, renderli consapevoli che con un piccolo intervento da parte di molte persone si possono ottenere risultati concreti e tangibili;
  • farli riflettere sulle diversità e disuguaglianze sociali nel mondo;
  • promuovere una mentalità attenta alle ingiustizie proiettata verso valori come pace e fratellanza fra i popoli;
  • renderli consapevoli sull’importanza del diritto allo studio;
  • educarli al valore del denaro e al suo utilizzo consapevole e solidale;
  • metterli a contatto con una realtà formata da persone di diverse religioni e culture che convivono pacificamente, e che potranno conoscere in modo più approfondito sia corrispondendo in inglese con un coetaneo loro abbinato, sia andandolo a visitare (alla maggiore età, o prima se con la propria famiglia, ospiti nella sede dell’associazione Namaste vicino a Trivandrum, capitale del Kerala.

Le fasi del progetto

Incontro in classe dei volontari di Namaste per illustrare il sistema scolastico indiano e proporre l’abbinamento con ragazzi che frequentano la medesima classe, scelti fra i più bisognosi e motivati che si rivolgono a Namaste Onlus per essere aiutati negli studi. I ragazzi vivono diverse situazioni di  bisogno e il contributo loro necessario varia da caso a caso. Invece la quota minima richiesta al singolo studente per partecipare è fissata in 10 euro all’anno (praticamente 1 euro al mese durante il periodo scolastico). In base al numero di adesioni raccolte nella classe l’associazione effettua gli abbinamenti, affidando alle classi con più disponibilità gli studenti più bisognosi, anche abbinando due classi per riuscire a sostenere un solo ragazzo indiano qualora gli studenti italiani disponibili siano insufficienti. In nessun caso verrà richiesta una quota superiore a quella inizialmente concordata. Se qualcuno sceglie spontaneamente di versare due quote, ben venga! L’associazione si impegna a fornire periodici rapporti sugli studi del ragazzo (pagelle, colloquio con gli insegnanti), documentazione fotografica e supporto per la corrispondenza tra la classe e il proprio compagno a distanza. Uno dei punti di forza del progetto è la possibilità di relazionarsi attraverso una chiamata Skype, non semplice da organizzare ma molto efficace!

Cosa viene richiesto all’insegnante: presentare il progetto al proprio consiglio di classe, concedere un’ora per la descrizione del progetto, distribuire ai ragazzi il foglio con la proposta e raccogliere i tagliandi di adesione. Prendersi cura del salvadanaio e metterlo a disposizione della classe a intervalli regolari, controllando che le entrate corrispondano a quelle previste e, se necessario, sollecitare a mantenere l’impegno preso. Questa gestione delle entrate può essere delegata anche ai rappresentanti di classe, se disponibili. Versamento della cifra all’associazione tramite bonifico bancario o consegna diretta rateale di 50 euro. L’adozione parte alla consegna della prima rata di 50 euro.

Perché l’India: molte volte ci si sente chiedere “ma perché proprio l’India, è un paese in via di sviluppo, ormai stanno meglio di noi che siamo in crisi”. Diverse sono le ragioni: intanto è un paese relativamente tranquillo dove si può operare senza mettere a rischio la vita di chi va là per aiutare, come purtroppo capita in altre zone del mondo. La differenza nel costo della vita è tale che si riesce a fare diverse cose con poco, mentre ci sono zone ad es. dell’Europa dove c’è altrettanta miseria ma il costo della vita è simile al nostro. Poi, è vero che ci sono mille contraddizioni e un divario sociale evidente da sfarzi e ricchezze delle classi più abbienti a persone che vivono sotto la soglia di povertà o come avveniva in Italia nel primo dopoguerra. Si attinge l’acqua dai pozzi e non tutte le case sono raggiunte dalla luce elettrica; la corrente va e viene e spesso si interrompe per ore; non esistono elettrodomestici e questo fa sì che la stragrande maggioranza delle donne siano impegnate a tempo pieno per la famiglia che perciò dispone di un solo reddito. Se questa singola entrata dovesse venire a mancare, la famiglia precipita nella miseria più nera: manca infatti completamente il welfare, non c’è assistenza sanitaria, non c’è nulla o quasi per i disabili, per gli orfani… Ci sono famiglie che si rovinano per pagare le cure a un familiare e si indebitano per cifre che non riusciranno mai a ripagare, finendo alla fame. In questi casi un aiuto esterno consente ai ragazzi di completare gli studi invece che andare a lavorare ancora bambini per poche rupie togliendo loro qualsiasi speranza per il futuro.

Storie di bambini che hanno bisogno di un aiuto:

La "casa" di Anila: una baracca di teli di plastica...

La “casa” di Anila: una baracca di teli di plastica…

Radhu: il padre ha abbandonato la famiglia da anni, forse perché ha avuto solo figlie femmine che, col sistema dotale vigente, significano grandi spese future. La mamma lavora solo per i 100 giorni lavorativi del programma governativo destinato alle donne più povere (spazzine, operaie manuali, trasportatrici di pesi…) con una paga giornaliera di 186 rupie (meno di 3 euro). Radhu frequenta la seconda classe del liceo commerciale, mentre le sue sorelle sono all’università.

Kiran: il padre è morto nel 2012, lui ha due fratelli minori e la madre che lavora come domestica. Kiran frequenta il penultimo anno di Liceo scientifico, i suoi voti sono eccellenti, vive in una casa di mattoni di fango e lamiera.

Shan Mohanan: il padre lavorava come manovale, ma due interventi alla spina dorsale l’hanno lasciato semi-invalido; la madre va a fare lavori di fatica a giornata, ma non riesce a guadagnare abbastanza per sfamare la famiglia dove ci sono 7 figli da mantenere. Shan Mohanan è in XI classe.

Anila: il padre è di casta paria e fa il pulitore di fogne (a mano, non con l’autospurgo), la famiglia si è costruita una capanna fatta di teli di plastica sulla terra del cimitero, e lì vivono in sei senza acqua né luce. Anila è fra le migliori studentesse della sua scuola, e vorrebbe tanto poter proseguire gli studi!

Jayasree: la madre è morta di parto, il padre dalla disperazione si è suicidato, Jayasree è stata cresciuta dagli zii, ma ora lo zio è rimasto paralizzato in seguito a un ictus e la famiglia si sta rovinando per pagargli le cure. Jayasree frequenta la IX classe.

C'è posta!C’è posta!

La scheda progettuale di “Aggiungi un posto in classe” per la presentazione al primo collegio docenti.

Aggiornamento progetto ottobre 2016

Ragazzi indiani sostenuti a distanza n. 62 di cui 21 maschi e 41 femmine, tutti di scuola superiore tra la nona e la dodicesima classe (corrispondenti alla nostra prima e terza classe) salvo 9 universitari sostenuti da un gruppo di ex studenti.